sabato 12 novembre 2016

Cosa ti preparo per cena? :)















C’è un legame sottile ma estremamente potente fra l’amore e il cibo, e questo legame crea delle dinamiche comunicative che vanno ben oltre le parole. 
Il cibo non rappresenta solo il nutrimento del corpo, ma anche quello dell’anima quando viene condiviso con chi amiamo. E’ la condivisione del tempo, dei sapori, degli stati d’animo, un’esperienza sensoriale a tutto tondo e un nuovo incontro, apparentemente uguale ma sempre diverso.

Qualche giorno fa ho ascoltato, involontariamente, un litigio dei miei vicini di casa. Stavo bevendo il caffè quando hanno iniziato ad urlare.
 Non avrei potuto non sentirli neanche volendo, perché lei urlava sul terrazzo mentre lui dal cortile prima di andare al lavoro. 
Vi assicuro che si sono detti le peggio cose, e non per un motivo importante, ma perché lui non trovava più una cosa che lei aveva sistemato.
 La discussione è andata avanti per quasi dieci minuti passando dal “ lo sai che non devi toccare le mie cose”( lui) al “mi sembra un porcile questa casa” (lei), al “se vengo su ti ammazzo” (lui) al “vieni vieni che vediamo chi la racconta alla fine”(lei), il tutto condito da qualche parolaccia che fa molto street life.

Qualche secondo di silenzio e… “Cosa vuoi per cena stasera?” lei.
“Non lo so, va bene tutto. Ciao” lui.

Uno va al lavoro, l’altra rientra in casa, fine della discussione. Io rimango come una cogliona, scusate il francesismo, seduta davanti al mio pc, con la tazzina del caffè in mano. Mi sembrava di essere su un altro pianeta, e dicevo fra me e me: “Ma è uno scherzo?”.

Passato il momento di confusione iniziale, e dopo essermi fatta una bella risata pensando che il mondo è bello perché è vario, ho iniziato a riflettere non tanto sul litigio in sé, quanto sulla dinamica comunicativa fra di loro. 
Lei sapeva perfettamente che quelle minacce erano solo fumo, e lui sapeva benissimo che lei lo sapeva, perché nella loro storia quella modalità li fa incontrare, in maniera forte e sopra le righe ma sicuramente giusta per loro. Io non potrei certamente farcela in una relazione così, per quanto sanguigna io possa essere, perché certe dinamiche sono estremamente faticose dal mio punto di vista soprattutto quando sono la regola e non l’eccezione. 
E’ però indubbio che ogni coppia crei all’interno della relazione ( parlo di relazioni sane) un modo assolutamente originale e unico per comunicare, a volte incomprensibile agli occhi degli altri ma perfetto per loro. 
E poi la domanda “cosa vuoi per cena” credo sia la manifestazioni di affetto per eccellenza. Le mamme e le nonne ce lo insegnano da sempre che il cibo rappresenta benessere e serenità.
“Ciao amore della nonna/mamma, come stai? Bene? Mangi?”.
Se sfortunatamente la risposta è “Non tanto in questo periodo” parte l’interrogatorio prima per sapere cosa c’è che non va, e poi inizia la lavorazione di tutti i piatti che preferiamo e che possiamo congelare, così “mangi le cose che ti piacciono e vedrai che poi starai meglio”.(Freezer pieno per sei mesi)
Vuoi perché le nostre nonne vengono da una generazione in cui il cibo era davvero simbolo di prosperità, vuoi perché nei momenti di difficoltà si chiude lo stomaco e si smette di mangiare, vuoi perché ci sono situazioni in cui il dimagrimento è davvero sinonimo di malattia ma il cibo è diventato uno status symbol, un indicatore di benessere e il portavoce di tanti stati d’animo.
Quindi la domanda che la mia vicina ha fatto al marito, non le ha solo permesso di tirare un rigore e portare a casa la partita, ma è stato anche un messaggio implicito che diceva fra le righe che le parole dette erano già passate, e che preparare qualcosa per cena che lui desiderasse era il suo modo per dirgli che gli voleva bene.

La comunicazione ha davvero tantissimi modi per essere efficace, basta craccare il codice e il gioco è fatto. Ogni coppia ha il suo linguaggio, come il fischio firma per i delfini, un suono di riconoscimento che lega ogni madre solo al suo piccolo.

E il cibo rappresenta un elemento fondamentale per incontrarsi, la manifestazione per eccellenza dell’affetto che si prova per un’altra persona. Chi non ha mai preparato qualcosa di speciale per la persona che ama? E anche se il risultato finale non è proprio da master chef, il messaggio che c’è dietro a quel gesto basta per dire tutto.

C’è chi comunica con le parole, chi con i gesti e chi chiede:” Cosa ti faccio per cena stasera?”

Buon fine settimana anime in cammino…


mercoledì 2 novembre 2016

Sveglia !...





E all’improvviso la terra trema. Gira la testa, sale la nausea e mentre tutto si muove fuori di noi, dentro tutto si ferma. Si ferma il respiro, si fermano i pensieri, si ferma anche l’illusione di essere lontani da ciò che accade nel mondo, dai drammi che toccano sempre gli altri e lasciano  indenni noi. Sale invece la paura e la consapevolezza di quanto siamo piccoli e impotenti rispetto alla natura in cui siamo immersi ogni giorno senza rendercene nemmeno conto.

Viviamo la vita col pilota automatico inserito, senza focalizzarci su ciò che ci circonda e spesso senza averne il minimo rispetto. C’è sempre bisogno di uno “scossone” per destarci dal nostro torpore, perché nella mia visone di ciò che accade intorno a noi, c’è sempre un significato che va oltre il mero accadimento. Quando la terra ha tremato ho sentito la potenza di ciò su cui appoggio i piedi ogni giorno, e mi sono sentita piccola, impotente e fragile. In quel breve lasso di tempo il mio pensiero è stato solo che in un istante tutto poteva finire.

E come succede sempre quando si percepisce la caducità dell’essere umano le priorità tornano ad essere quelle vere, almeno per qualche giorno: la famiglia, gli amici, gli affetti in generale, e a seguire la sensazione di essere fortunati a non vivere quell’inferno. Poi i giorni passano e tutto sfuma, la vita continua e quello “scossone” diventa piano piano un ricordo
.
Quello che mi chiedo io è: perché? Perché lasciare che un richiamo alla consapevolezza così forte entri nel dimenticatoio per essere ritirato fuori solo in presenza di un altro evento simile?

I più potrebbero rispondere che la vita va avanti e non ha senso vivere con l’angoscia che un evento catastrofico potrebbe accadere da un momento all’altro, e mi trovano d’accordo su questo. 
Quello che vorrei però accadesse è che la vita continuasse con uno sguardo aperto e limpido sul nostro vissuto quotidiano, con un bagaglio di presenza maggiore a ciò che viviamo dato da una lezione compresa, non un ritorno al “prima” senza aver capito nulla.

La natura ultimamente ci sta dando moniti forti e chiari per un risveglio della coscienza, che non possiamo ignorare. Siamo qui per un motivo, per adempiere a una missione che riguarda la nostra evoluzione come esseri umani, per aprire gli occhi su una realtà che è molto più vasta e ricca di quella che vediamo o crediamo di vivere ogni giorno. L’essere umano ha potenzialità enormi che non sfrutta, di cui non è consapevole e che non sembra interessato il più delle volte a sfruttare per il proprio salto evolutivo, ma è questo che ci viene chiesto in questo momento storico così potente e delicato, di aprire gli occhi, di porre la nostra attenzione su ciò che è davvero importante.

Per alcuni può riguardare le relazioni, per altri il lavoro, per altri la realizzazione di un sogno o perlomeno il tentativo di farlo, per tutti è togliersi il prosciutto dagli occhi e stare pienamente in quello che viviamo, che vogliamo, che desideriamo.

La vita è una maestra sincera ma severa, che spesso insegna prima la pratica della teoria, perché sa perfettamente che se “leggiamo ricordiamo, se vediamo impariamo ma è solo se proviamo che capiamo”.

E allora svegliamoci, iniziamo a vivere la nostra vita pienamente, torniamo a sognare in grande un mondo migliore per noi e i nostri figli e facciamo per primi piccoli passi in questa direzione. Cerchiamo di essere la migliore versione di noi stessi, ci sono così tante sfumature in ogni istante che viviamo che se ne avessimo la minima consapevolezza le nostre giornate diventerebbero un’avventura continua.

Credo fermamente che uno sguardo sincero alla vita e un cuore aperto alla meraviglia che ogni giorno bussa alla nostra porta renderebbe davvero migliore il nostro viaggio.

Buona vita anime in cammino…



lunedì 17 ottobre 2016

Il potere della gentilezza..






C’è una cosa che mi stupisce sempre quando la incontro, perché non è così scontata come dovrebbe e perché in un mondo pieno di rabbia e di frenesia come quello attuale è sempre più rara: la gentilezza.

Sembra banale, ma non lo è, e il suo effetto lascia una sensazione di benessere e gioia che se ne facessimo abbondantemente uso durante il giorno l’umanità sarebbe sicuramente migliore. Quando sono in giro mi capita di incontrare molto spesso quelli che definisco “disadattati emozionali”. 
Mi spiego. Se incrocio lo sguardo di una persona al supermercato, mentre passeggio in centro, in palestra, mi viene naturale sorridere, è un modo come un altro per trasmettere un mio stato d’animo, che in generale è positivo.
Se qualcuno si ferma per farmi attraversare sulle strisce, mi sembra normale alzare la mano e ringraziare, come mi sembra normale rispondere con gentilezza alla commessa del negozio che mi sta servendo, al benzinaio che mi fa il pieno, alla signora anziana che nella sala d’aspetto del medico mi racconta le vicissitudini della sua vita.
Ed è normale essere disponibile con chi ha bisogno, fare un saluto ad amici che non si sentono da tempo, ascoltare chi mi chiede un consiglio e rispondere con educazione anche quando non posso essere di aiuto. E’ triste invece constatare  che due volte su quattro non solo non si riceve lo stesso trattamento, ma si viene completamente ignorati. 
Lasciamo perdere poi i casi in cui se devi pagare un pacco di biscotti al supermercato e la persona davanti a te ha fatto la spesa per tutto il mese non ti fa passare neanche morto, e per paura che tu glielo possa chiedere non si gira neanche.

Che problema hanno queste persone che sembrano arrabbiate col mondo intero e piuttosto che rispondere a un sorriso “fanno vedere i denti”?

Essere gentili è più faticoso a volte che essere irruenti , aggressivi e persino maleducati, ma paga molto di più, perché di fronte ad un atteggiamento pacato e morbido anche il più stronzo è costretto a mollare la presa, e quello che dà un atto di gentilezza è qualcosa che fa sorridere il cuore e provoca un ritorno emozionale sempre positivo.

Molti pensano che la gentilezza sia sinonimo di debolezza, e che un atteggiamento strafottente  sia invece indice di forza, ma non è così. Anzi. Essere gentile non significa non avere spina dorsale o essere dei rammolliti, perchè l'esperienza mi ha insegnato che con gentilezza si rimette chiunque al suo posto, è solo una questione di rispetto per gli altri e per se stessi. Quando incontro quei mezzi esauriti che in preda al delirio del lavoro, del tempo, dei doveri quotidiani, sono sempre di corsa e si rapportano con le persone con freddezza, indifferenza e spesso con maleducazione, capisco che molte persone hanno perso di vista ciò che è davvero importante, e di conseguenza i valori correlati, e la gentilezza è uno di questi. Ed è un valore che se non usiamo con gli altri, probabilmente non usiamo neanche con noi stessi.

Quante volte siamo giù di morale e un complimento improvviso ci fa sorridere e riportare il buonumore? O quando prendiamo il caffè al bar prima di andare al lavoro e lo prepara una persona che sorride e ci saluta anche? Che bello è? E al contrario, quando ringrazi per il buon caffè, sorridi e auguri buon lavoro a chi te lo ha preparato che era serio fino a due minuti prima e ti saluta invece con un bel sorriso , quanto gratifica? Magari quel piccolo atto di cortesia ha reso migliore la sua giornata.

Un po’ di gentilezza non costa nulla, ma crea nuova energia e un effetto domino molto potente.
Per creare nuove situazioni, rapporti più sani, e in generale un campo energetico migliore attorno a noi, basta poco: gentilezza, leggerezza, risate, e soprattutto la volontà di mantenere la propria vibrazione alta nonostante le difficoltà, senza farsi trascinare nel baratro dei problemi che aumentano se diamo loro una forza continua.

Come nel domino se facciamo cadere il primo pezzetto tutti gli altri cadranno a ruota, ma è diverso impostare un domino di positività da uno di negatività. Capite da soli cosa succede, la legge di attrazione non sbaglia.

Quindi scegliamo il bene ogni giorno, anche nelle piccole cose, e cerchiamo di essere gentili con tutti, anche con chi a volte non se lo merita, perché prima o poi capirà anche lui, magari non con noi ma non avremmo interrotto il nostro domino per un pezzetto che non vuole cadere. 

Facciamo del nostro meglio, nei limiti della nostra umanità e delle situazioni che viviamo.
Non è facile ma è possibile, un passo alla volta, un sorriso alla volta, certi che si può migliorare la qualità della nostra vita a prescindere da come si comportano gli altri.

E in ogni caso rimarrete stupiti di quante persone risponderanno a un sorriso inaspettato.


Buon inizio di settimana anime gentili.

lunedì 10 ottobre 2016

Gratitudine





Osho diceva che non siamo corpi con dentro un’anima, ma anime con fuori un corpo che le porta a spasso nel mondo, a fare le esperienze necessarie per crescere ed evolversi. Siamo spirito, energia,scintilla di quella divinità che tutto abbraccia e tutto è.
E lo spirito non ha limiti, né di spazio né di tempo, viaggia libero, senza freni né catene.
Lo spirito va dove la mente vuole, e la mente ha un potere immenso. 
E’ lì che prendono vita i nostri desideri e che creiamo l’anteprima della nostra vita e delle esperienze che vogliamo fare. Quando focalizziamo la nostra attenzione su qualcosa, iniziamo a darle forza, e quel pensiero inizia a vivere e a vibrare, e quando questa vibrazione incontra una vibrazione simile, ecco che le cose succedono, che le persone si incontrano, che la vita accade.
E tutto succede secondo un ordine divino che è sempre quello giusto, anche se in quel momento pensiamo che niente sia al suo posto.

A volte ci accaniamo talmente tanto affinchè una situazione segua la via che noi abbiamo deciso che non ci accorgiamo neanche che la vita ci sta fornendo soluzioni diverse, magari una corsia preferenziale per la nostra felicità e la possibilità di vivere nella massima libertà, che non è quella di fare quello che vogliamo, ma quella di essere quello che siamo, fino in fondo.
Non la vogliamo vedere perché magari fa male, o perché siamo così arroganti da pensare che le nostre decisioni siano le migliori in assoluto.
Noi scegliamo ogni giorno, è vero, ma quando ci abbandoniamo alla vita con fiducia succedono cose straordinarie che spesso vanno oltre le nostre più rosee aspettative, regalandoci un mix di emozioni che non avremmo mai immaginato.

La vita ci ama, e noi ce ne dimentichiamo sempre.
Anche quando sembra che tutto ci stia scivolando di mano la vita non ci abbandona, ci afferra nuovamente e ci rimette sul palcoscenico. La ringraziamo mai per tutto il bene che ci circonda? Per l’amore che c’è nella nostra vita? Per riportarci a galla quando stiamo annegando nei nostri casini? Per regalarci emozioni improvvise? Per mettere sulla nostra strada persone speciali? Per non farci mai sentire soli?

La vita dà molto a chi la sa apprezzare.
Basta solo un po’ di gratitudine.

Buon cammino anime amate.

venerdì 30 settembre 2016

I piccoli piaceri della vita..






C’è un detto che dice”prima il dovere poi il piacere”, ma i ritmi di oggi sono talmente frenetici che ho l’impressione che questo adagio si sia trasformato in “Prima il dovere e poi ancora quello!”.
Il termine dovere è diventato ormai il padrone indiscusso della nostra vita, relegando in fondo alla fila volere e soprattutto piacere.

Dobbiamo essere i migliori al lavoro, costanti e disciplinati in palestra, in perfetta forma fisica, mai trasandati, sempre al top. Dobbiamo svegliarci presto per far tutto in tempo, dobbiamo fare colazione velocemente e in maniera sana , dobbiamo vestirci sempre alla moda, dobbiamo avere figli super impegnati e possibilmente geniali, dobbiamo essere sempre un gradino sopra o alla pari degli altri, mai un fanalino di coda (rispetto a chi poi?).

Peccato che una vita scandita dal dovere sia una farsa. E’ come se inserissimo il pilota automatico e lasciassimo che fossero le situazioni a scandire i ritmi e non noi. Quando osservo le persone mi accorgo che c’è un esercito di replicanti lì fuori che non si rende conto di sopravvivere invece che di vivere. Fanno tutti le stesse cose, si vestono allo stessa maniera, riempiono il tempo con le stesse situazioni e non si fermano mai a chiedersi se tutto questo è davvero quello che vogliono.
 Poi succede qualcosa nella vita che li mette davanti alla realtà delle cose, e di solito non è mai un avvenimento piacevole, e questo perché senza un punto di rottura non ci si rende conto di andare avanti come automi lasciando ai nostri doveri il timone della nostra vita.

Ecco allora che il tempo assume un altro valore, che apriamo gli occhi sulla vita come se ci fossimo svegliati da un lungo sonno, e finalmente vediamo, e vediamo cose che sono sempre state sotto i nostri occhi ma che nel moto fagocitante della nostra vita non notavamo più. 

Quando un ritmo scandito dagli orari o dagli impegni di vario genere si arresta improvvisamente, come in ferie per esempio, la maggior parte della persone va in panico, perché non è abituata a fare ciò che vuole,ma solo che ciò che deve. E pensare che c’è un mondo di piccole cose che danno un piacere immenso se solo ci permettessimo di viverle pienamente, e sono le più semplici.

Ho fatto una domanda tempo fa ad alcuni amici, una domanda che può sembrare banale ma che rende l’idea di come non prestiamo attenzione a ciò che facciamo: “Cosa fate la domenica mattina quando siete a casa dal lavoro?”

Le risposte sono state varie ma tutte estremamente superficiali: mi alzo, faccio colazione, mi rilasso un po’, vado a fare un giro in bici, pulisco casa. Allora ho chiesto di essere più specifici, chiedendo:”cosa fate appena aprite gli occhi?”. Anche qui le risposte sono state veloci, cioè mi alzo, faccio la doccia, faccio colazione, mi vesto e vado a correre”. 
Non riuscivano a capire dove volessi arrivare, e sono rimasti stupiti e pensierosi quando hanno girato a me la stessa domanda. Ho risposto: appena apro gli occhi rimango nel letto, e mi godo la sensazione di piacere che ho nel poter rimanere al caldino più del solito. Muovo i piedi, le braccia, mi stiro ed ascolto i rumori che vengono da fuori, le macchine che passano lungo la strada, gli uccellini, e guardo la luce che filtra dalla finestra, i piccoli granelli di polvere che fanno quello strano effetto nebbia quando il sole arriva e illumina il buio della stanza. E così via descrivendo quello che facevo nei minimi particolari, spiegando loro che questo è stare nel presente, essere consapevoli di ogni minima cosa che si fa, e che nel momento in cui l’attenzione si sposta dal turbinio di situazioni che abbiamo intorno alle nostre azioni, si apre un mondo, quello di tanti piccoli piaceri che non notiamo più ma che fanno la differenza in una giornata, in un’ora, in un minuto.

Pensate soltanto al caffè della mattina. Oggi si prende di corsa, neanche si fa più caso se è buono o no, a meno che non faccia proprio schifo, e anche quando abbiamo il tempo per vivere questo rituale col rispetto che merita e che noi meritiamo perché è un piacere, non lo facciamo più.

Domenica mattina, dopo esservi alzati, preparatevi un buon caffè, sedetevi comodamente sul divano, aprite le finestre o andate sul terrazzo se lo avete, respirate a pieni polmoni e poi annusate il vostro caffè prima di sorseggiarlo. Non bevetelo alla goccia come farebbero gli alpini con la grappa, senza rendervi conto che quello che state facendo è regalarvi un momento di puro piacere, siate consapevoli delle piccole grandi cose che allietano la nostra giornata , e la stessa consapevolezza mettetela in tutte le altre cose, senza pensare a quello che dovete fare, ma solo a quello che volete e vi fa piacere fare. Anche il Signore si è riposato il settimo giorno, e se lo ha fatto Lui…!

Prendete i vostri figli e fate una passeggiata con loro, sentite l’aria fresca sul viso, annusate gli odori che avete intorno, ascoltate i rumori della natura se andate al parco, o il rumore del mare se fate una passeggiata sulla spiaggia, il suono delle risate, il calore del sole sulla pelle. 

Camminate scalzi e sentite la terra sotto i piedi, non vivete inconsapevoli di cosa avete intorno, del mondo in cui siete immersi, la vita non può passare così, senza essere notata , perché domani ci sveglieremo e saranno passati anni senza averli vissuti davvero.

I piccoli piaceri della vita sono in realtà gli indicatori del nostro cammino, sono quei passepartout che anche nei momenti più difficili ci lanciano una fune per non sprofondare nelle sabbie mobili, e sono tantissimi, anche molto personali. Un massaggio, una passeggiata, un buon caffè con un amico, un tramonto, una cena in famiglia in cui si mangia ciò che si è cucinato insieme, un pisolino sul divano, la lettura di un buon libro,un bicchiere di vino, un momento di amore vissuto con trasporto e passione, e così via, con la consapevolezza però di ciò che state facendo, sentendo che ci siete con tutto voi stessi in quel momento.

Sembra facile e scontato, ma non lo è.

Sembra altresì banale e stupido, ma non lo è.

Vi stupirete di quante cose fate senza notarle neppure, pensando sempre a qualcos'altro tranne a ciò che state facendo, e la vita diventerà più interessante, ricca e fonte continua di stupore.

Non affannatevi, cercate di fare le cose in maniera più rilassata, più leggera, prendete tutto meno sul serio e sul personale, tanto la vita accade comunque.

Siate solo consapevoli delle piccole e grandi cose che scegliete di fare, siate i protagonisti della vostra vita e non le controfigure.

Buon viaggio anime in cammino

lunedì 26 settembre 2016

Il peso di una scelta..



Noi scegliamo ogni giorno, dalle cose più semplici a quelle un po’ più complesse, anche se generalmente non ce ne accorgiamo, lo facciamo in automatico, perché magari non sono decisioni che sconvolgono più di tanto la nostra quotidianità.

Quando invece dobbiamo fare una scelta i cui effetti non investono soltanto noi ma anche le persone che fanno parte della nostra vita, la cosa si complica. La nostra libertà di scelta, in questo caso, viene fortemente influenzata dai legami che abbiamo, che sono spesso il fattore determinante della maggior parte delle nostre decisioni.

C’è una frase, a mio parere usata così, pour parler, e su cui spesso non ci si sofferma neanche a riflettere, che mi lascia alquanto perplessa, e cioè “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.” La domanda che mi pongo è questa: qual è il confine che stabilisce l’inizio di una e la fine dell’altra? Se voglio fare una scelta che rispecchi e rispetti totalmente chi sono, ma va in contrasto con quello che vorrebbero le persone che condividono la mia vita, in realtà la mia libertà si va a far benedire, perché dovrei cercare un compromesso che mi permetta comunque di essere chi sono senza “invadere” il territorio (chiamiamolo così) di chi mi sta accanto.E la stessa cosa vale al contrario.

Forse sarebbe meglio parlare di libertà all’interno di certi confini, stabiliti a monte da chi condivide lo stesso territorio. Così mi sembra un po’più coerente. E’ chiaro, per scegliere totalmente in piena libertà bisognerebbe essere soli, oppure avere a fianco una persona che ci permetta di essere noi stessi senza compromessi, ma questo sappiamo tutti non essere di questo pianeta.

Quando abbiamo un compagno/a, una famiglia, una vita scandita da ritmi socialmente imposti e allo stesso tempo dei sogni che vogliamo realizzare, qualcosa deve essere sacrificato a priori, a meno che non si riesca a trovare un equilibrio tale che dia spazio ad ogni situazione senza penalizzare le altre, ma per questo ci vuole maturità e impegno.

Credo che la nostra libertà consista nel parlare senza filtri di quello che vogliamo davvero con chi ci sta a fianco, nel valutare insieme i pro e i contro delle decisioni di ognuno e creare uno spazio franco in cui ciò di cui abbiamo bisogno si possa esprimere liberamente.

Esiste così una libertà del singolo e una libertà della coppia o del nucleo familiare. Quando ci sono dei figli, poi, tutto cambia, e le nostre scelte personali hanno come unico scopo quello di proteggerli e fare di tutto affinchè possano avere una vita serena, anche se questo significa sacrificare qualcosa in cui crediamo profondamente.

La consapevolezza delle nostre scelte è la vera libertà, il sapere entro quali confini muoverci a seguito delle scelte fatte in precedenza, è vivere pienamente il tempo presente con tutti gli annessi e connessi, sapendo che non siamo più gli stessi di ieri e non siamo ancora quelli di domani.


La vera libertà è scegliere chi essere oggi.

venerdì 16 settembre 2016

Il potere del "viaggio"...




Quando pensiamo a un modo per staccare la spina da una quotidianità che ci schiaccia, il primo pensiero va al viaggio. Ho sempre creduto che fosse inutile fuggire se la prigione è dentro di noi, ma negli ultimi anni mi sono dovuta ricredere.
Allontanarsi fisicamente dai luoghi in cui viviamo un disagio, ci permette di prendere una distanza dal disagio stesso, come se fosse circoscritto a quella particolare area geografica. Eppure, a onor di logica non dovrebbe essere così, la nostra vita ci segue dappertutto.

E invece quando saliamo su un’aereo, su un treno o facciamo il pieno all’auto e andiamo via, sembra che tutti i problemi svaniscano, o per lo meno siano meno pesanti di quanto sono normalmente. Il solo fatto di fare la valigia,che per me è un rituale, fa tirare grossi sospiri di sollievo, come se sapessimo dentro di noi che a breve saremmo “liberi”, almeno per un po’.

Quando usciamo dai confini della nostra “comfort zone” geografica i fili che ci tengono legati a situazioni difficili da gestire si allentano come per magia. Respirare l’aria di un’altra città o , per i più fortunati, di un altro paese, dà una sorta di ebbrezza che rende tutto più semplice.

La prima volta che mi sono realmente soffermata a “sentire” il grande potere che ha il viaggio è stato in Egitto, tanti anni fa, di fonte a un tramonto generoso nei colori e potente nell’energia.
La mia vita si è srotolata davanti ai miei occhi come la bobina di un film, e tanti interrogativi che avevo a “casa” hanno avuto una risposta. Ho visto chiaramente i problemi alla base di  certe situazioni e altrettanto chiaramente ho visto le soluzioni. Lontana dal coinvolgimento emotivo e dal’interazione continua con persone che anche nel bene volevano aiutarmi, influenzando però le mie scelte con il loro punto di vista, ho capito cosa fare. Ho messo da parte i consigli non richiesti, la manipolazione sottile di chi voleva controllare non solo la sua vita ma anche quella degli altri, il desiderio di trattenere qualcosa che in realtà avrei dovuto lasciare andare tempo prima e ho tirato una bella riga.

Ho respirato a pieni polmoni l’aria profumata di quella magica terra e ho lasciato che quel potere agisse attraverso di me, liberandomi da una zavorra ormai troppo pesante.

Da allora,  il viaggio per me è un’opportunità, e ho imparato ad usare il suo potere anche nei brevi spostamenti, come nel tragitto casa-lavoro. Isolo un pensiero e lo diluisco nello spazio, nella distanza fra la partenza e l’arrivo, e lo faccio decantare, come si fa col vino. Quando sento che non è più carico di emozioni, che sono quelle che ci distolgono dalla realtà delle cose, lo guardo, e la soluzione viene a galla, come se aspettasse solo di essere vista.

Il fatto poi di muovermi fisicamente da un posto all’altro mi permette di entrare in sintonia con l’energia del luogo. In terre vulcaniche ho sentito fortemente l’energia della terra e del fuoco, una sensazione indescrivibile di potenza e impotenza allo stesso tempo, di non essere nulla rispetto a quello sui cui poggiavo i piedi. Sulla vetta di una montagna innevata, con l’aria tagliente che screpolava la pelle e bruciava gli occhi, ho sentito la mente sgombra, vuota, come se l’immensità del paesaggio intorno a me avesse fatto piazza pulita di ogni pensiero. E su una barca in mezzo a un mare cristallino, mi sono sentita semplicemente libera, al sicuro e grata.

Quando ci allontaniamo dai nostri problemi li vediamo con più chiarezza, come se uscissimo da una nebbia fitta. E questa nebbia è il non staccare mai la testa da quegli stessi pensieri che vorremmo risolvere, il parlarne in continuazione caricandoli di ansia, aspettativa e paura, dar loro il potere di gestire la nostra vita quando dovrebbe essere il contrario.

Ecco allora che il viaggio ci viene in aiuto. Ci stacca da quell’agonia continua e ci permette di respirare un po’, mostrandoci non tanto la soluzione, che si manifesta comunque la maggior parte delle volte, ma un modo più sano per affrontare le situazioni, e ci dona gli strumenti per muoverci più agilmente nella vita.
Il viaggio mentale, che tutti facciamo a seconda delle necessità, aiuta, ma è quello fisico che dà le risposte. Noi siamo corpo e mente, e se la seconda a volte ci inganna e seduce mostrandoci realtà distorte, il primo la rimette al suo posto, tagliando quei fili che ci legano nostro malgrado a situazioni scomode che non vogliamo vedere realmente.

Ecco perché è importante secondo me spostarsi fisicamente dai luoghi in cui si vive.  Può sembrare folle la cosa, lo capisco. C’è chi potrebbe dire:”i problemi non si risolvono andando a fare un giro!”. Infatti è così, ma fare un giro schiarisce le idee, ossigena il cervello, ci dà un attimo di respiro, e magari in quell’attimo si accende la lampadina, e una nuova idea viene partorita, e magari è quella giusta per tirarci fuori dal guado. Magari non succede nulla, ma perché rifiutare la possibilità che invece qualcosa possa cambiare?

La nostra mente è come una coppa piena che ogni tanto va svuotata. Non possiamo elaborare nuovi progetti se il nostro contenitore è pieno di quelli vecchi, e non possiamo fare spazio a nuove idee se i cassetti della nostra mente sono pieni di cartacce ormai da buttare.
Dobbiamo fare spazio, e per farlo ci viene incontro una cosa che facciamo tutti i giorni, senza consapevolezza però, il viaggio!

E’ un viaggio non solo la vacanza al mare o in montagna, ma la passeggiata a piedi, il tragitto verso il lavoro, qualunque situazione ci sposti fisicamente da un luogo all’altro. 
E la ciliegina sulla torta è il silenzio, il silenzio dentro di noi, quello stato che si crea quando i pensieri vengono zittiti, e l’unica voce è quella del nostro cuore che ci fa sentire fisicamente ciò che vogliamo davvero. E la soluzione arriva.

Ma per questo ci vuole un po’ di allenamento, coraggio, disciplina,umiltà e qualche volta una buona dose di sana onestà.

Buon viaggio anime in cammino!